Il territorio di Lotzorai è stato abitato sin dal tardo neolitico. Ne sono testimonianza le tantissime domus de janas presenti sui colli di Sa Crabiola e de Sa Serra. Anche l’epoca nuragica ha lasciato numerose testimonianze coi nuraghe di Santu Tomau, Corongiu, Genna Tramontis, Su Lassinu, Su Tancau e Tanca ‘e sa Murta.
Il territorio alluvionale incastonato dentro due fiumi, fertile e ricco d’acqua, era il luogo ideale per ogni insediamento umano, ma un vero sviluppo era impedito dalla presenza della zanzara anofele vettore del flagello della malaria. Una antica leggenda popolare racconta questo flagello.

Una volta la principessa Locana che aveva il marito in guerra, perché era principe, per non farsi prigioniera dell’al­tro principe, se n’è andata a quel monte con molte serve e servi e lì ha fabbricato il castello. Dopo la fine della guerra, la principessa se n’è tornata ad andare al suo luogo e nel ca­stello sono rimasti i servi e le serve. E questi hanno formato il paese di Lotzorai. La principessa, quando è partita, ha la­sciato due casse con una carta scritta dove diceva che di queste casse era una piena di denaro e l’altra di mosca “macedda”, dicendo che, aprendo quella cassa, la mosca “macedda” disperderebbe sette paesi.
da Gino Bottiglioni, Leggende e tradizioni di Sardegna, Nuoro, 2003

I primi documenti scritti risalgono al tardo medio evo e descrivono un borgo già cristianizzato. Infatti la “Leggenda di San Giorgio vescovo di Suelli”, parlando dei viaggi pastorali del santo, (con molta probabilità negli anni 1020/1030), racconta di un miracolo avvenuto proprio a Lotzorai. Nella chiesa, che si trovava a Donigala dove è sempre presente il culto di S. Giorgio vescovo, fu risuscitato un ragazzo.

Un giorno, mentre andava al paese di Lotzorai, un pa­dre lo pregò di visitare il suo figlio ormai in fin di vita. Quan­do il Servo di Dio arrivò il ragazzo era già morto.
Allora il padre, in preda a immenso dolore, tra le lacrime cominciò a gridare: «Perchè o Padre, hai tanto tardato? Ora io imploro la tua pietà: prega Dio e rendimi mio figlio».
San Giorgio, vedendo la sua grande fede e le molte la­crime, si commosse; si inginocchiò e, dopo aver pregato intensamente, risuscitò il ragazzo.
Vedendo ciò il padre, pieno di immensa gioia, rese gra­zie a Dio e al suo santo Giorgio.
da Antioco Piseddu, San Giorgio di Suelli Vescovo d’Ogliastra nei più antichi documenti, Lanusei, 1983

Da allora, la comunità di Lotzorai si è sempre divisa tra i due vicinati: quello di Biddasusu, corrispondente all’attuale “Cuccureddu” e quello di Donigala. Tenuto da un Parroco e in alcuni periodi da un “procurador”, che curava anche la festa di Santa Maria. L’archivio diocesano, dal 1600, conserva i registri di un unica Parrocchia. Per cui pare difficile che siano esistite due Parrocchie. Pur ammettendo questa ipotesi avvalorata da alcuni documenti, si può pensare a due nuclei distinti, uniti sempre nella persona di un unico parroco. Piuttosto essendoci due chiese la sede della parrocchia si è spostata da una chiesa all’altra, come risulta dai verbali delle visite pastorali.
Il 15 giugno 1797, il Consiglio Comunitativo della villa deliberò di procedere alla costruzione di una nuova chiesa, che sostituisse le due chiese antiche esistenti.

Essendosi radunato e congregato il Comunitativo Consiglio del Villaggio di Lotzorai […] per fine ed effetto di eleggere, stabilire e risolvere la bella idea da gran tempo pensata e mai eseguita, fondata però da vari soggetti zelanti del bene comuni, cioè dai sacerdoti Parroco e Procuratore della chiese, facendo un corpo con il Comunitataivo Consiglio e i più particolari vassalli del villaggio, portati solamente di un imparziale zelo non ad altro osservando, che al proprio vantaggio ed utilità che nella medesima Comunità d’uno ed altro vicinato di Donigala e Biddasusu, ridando dar principio all’ediffizio di una nuova Parrocchia, proporzionata alle forze del medesimo luogo, pienamente osservando la comodità d’ambi vicinati […].
dal Liber Cronicus della Parrocchia

La costruzione della chiesa nuova fu iniziata nel 1823 e interrotta dopo pochi mesi. Dovranno passare altri 18 anni per la ripresa dei lavori. La costruzione della chiesa fu terminata intorno al 1850. Nella seconda metà del secolo arrivarono l’altare maggiore e il pulpito.
La chiesa di Donigala fu invece demolita nel primo dopoguerra e al suo posto venne costruita la chiesa attuale in granito a vista.